I diritti del malato 3 – La diagnosi sbagliata

Il termine “diagnosi” è usato in medicina per indicare quell’attività che, tramite l’analisi dei sintomi (che, globalmente considerati, costituiscono il quadro clinico), porta ad identificare la patologia che affligge il paziente, consentendo così al medico di prevenirne le complicanze più comuni e di formulare una prognosi sul suo decorso e sul suo possibile esito.

In generale la prognosi è migliore quanto più precoce e precisa è la diagnosi: per essere efficaci (si pensi ad esempio alle patologie tumorali), le cure devono infatti intervenire in tempo.

L’errore diagnostico si configura nei casi in cui il medico, di fronte ai sintomi di una patologia, non sia in grado di inquadrare correttamente il caso clinico in una malattia nota, non emettendo dunque alcuna diagnosi, o emettendone una sbagliata.

L’errore diagnostico si configura anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli e accertamenti doverosi ai fini della corretta formulazione della diagnosi. Come chiarito sul punto dalla Corte di Cassazione, il medico non deve infatti accontentarsi del convincimento di aver individuato la patologia esistente, ma deve proseguire gli accertamenti diagnostici e i trattamenti necessari fino a quando non sia in grado, in base alle conoscenze dell’arte medica da lui esigibili, di escludere la possibile patologia alternativa (cfr. sul punto Cass. Pen., sentenza n. 12968 del 06/04/2021).

Di errata diagnosi si parla infine nei casi in cui il medico emetta la diagnosi di una malattia che in realtà non è presente (falso positivo), determinando così un danno di natura essenzialmente psicologica. Si sono registrati in giurisprudenza casi particolarmente gravi, come l’ipotesi di errata diagnosi di sieropositività (ove è stato riconosciuto il risarcimento del danno subito dal paziente a causa della destabilizzazione psichica e delle compromissioni di carattere esistenziale derivanti dalla perdita di progettualità nelle relazioni interpersonali), o di errata diagnosi di una patologia mortale, ove la Cassazione ha riconosciuto la risarcibilità del danno subito non solo dalla vittima, ma anche dal suo coniuge (Cass. Civ., sentenza n. 14040 del 04/06/2013).

In tutti i casi sopra esposti, il paziente che possa dimostrare di aver subito danni patrimoniali (sia in termini di diminuzione del patrimonio che in termini di mancato guadagno) e non patrimoniali (connessi cioè alla lesione di un diritto della persona costituzionalmente garantito, quale il diritto alla salute) a causa di un errore diagnostico, potrà rivolgersi al proprio legale di fiducia esperto in responsabilità medica al fine di ottenere il giusto risarcimento dal medico e/o dalla struttura sanitaria di appartenenza.

Il tema del risarcimento sarà trattato in un articolo successivo, sempre a mia cura e per la rubrica medica del sito di ACQUiRENTi APS.

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Questo articolo è stato redatto per ACQUiRENTi APS da:

GUGLIELMO ANGIONI

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Ogni anno in Italia ci sono centinaia di casi di errori in campo medico, e la maggior parte non viene perseguita civilmente e penalmente, spesso per paura, mancanza di denaro o errate informazioni. Si parla di Malasanità in quei casi in cui il professionista, non rispettando le regole della scienza medica, provoca dei danni o lesioni permanenti al paziente, finanche purtroppo la morte. Per provare la responsabilità medica è necessario trovare e dimostrare la relazione tra le azioni compiute dal medico o dalla struttura sanitaria e le lesioni riportate dal paziente. Se pensi di avere subito un danno da errore medico o per una non corretta assistenza sanitaria, devi affidarti ad un team di esperti avvocati e medici legali per una preliminare valutazione di procedibilità del tuo caso. Purtroppo può capitare che un professionista sbagli, ma è giusto ottenere giustizia e quindi un equo risarcimento per malasanità, anche perché denunciando l’accaduto diminuiranno le probabilità che questo si possa ripetere in futuro.

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